MOTOGP,
Il Dottor Rossi non è mica morto
Quella di Valencia doveva essere una festa e invece è sembrata un funerale
Pubblicato il 14.11.2021 19:15
by Giorgio Genetelli
Non è abbastanza avere la moto per capire di motociclismo, d’accordo, ma quella di Valencia doveva essere una festa e invece è sembrata un funerale, seppur un po’ cajun. Sto parlando dell’ultima gara in MotoGP di Valentino Rossi. Oh, gente sul posto e gente sparsa nel mondo che si commuove per l’addio del campione, come se a ciascuno toccasse un lutto personale. Ma forse è proprio così, a pensarci, ognuno piange la fine di qualcosa di suo, di una parte della propria vita: vedere, gioire, esultare, emozionarsi. Una luce riflessa, una gioia per interposta persona, la pennellata altrui che dà colore alle nostre esistenze, l’artista che eleva l’anima, perfino, ohibò. Come se il campione dovesse essere tale per sempre e se non lo è allora è come se morisse e noi avanti col lutto.
Ebbene, suvvia: Rossi non è morto, è un buon diavolo e saprà fare altro. Andrà ancora perfino in moto, a spasso e in gara, esattamente come facciamo tutti una volta che la piantiamo con un mestiere. Smetti di fare il falegname? Metterai su un’officinetta nel garage e farai i lavoretti che ti piacciono senza nessuno lì a chiederti conto del tempo e del denaro (vale per meccanici, muratori, selvicoltori, impiegati, avvocati, preti, militari, politici, e via dicendo).
Valentino Rossi non è quello ingobbito della foto, spinto dal viale del tramonto all’uscita: è invece quello che ha dato un senso alla sua vita in un certo modo. Ora è pronto per altre cose importanti per lui, meno esposte, meno frenetiche. Sarebbe ora che anche i tifosi si diano una mossa, escano dal lutto valenciano di oggi e provino a immaginare un domani senza il Dottor Rossi a curarli. E se proprio qualcuno non ce la fa, se lo riguardi fino a farsene una ragione e capire che gli spaghetti sono in tavola comunque.