CALCIO
Arrivò per stare una settimana, ora è un dirigente della SFL
La particolare storia di Degennaro, cresciuto calcisticamente in Ticino
Pubblicato il 23.11.2021 10:22
by L.S.
Arrivò in Svizzera 21 anni fa per effettuare una revisione di bilancio dell’AC Bellinzona, che doveva passare da Calleri al gruppo Ghiotti, che aveva in mister Gianni Dellacasa il suo uomo di fiducia.
Avrebbe dovuto restare in Ticino una settimana: invece la storia ha avuto un corso diverso.
Ha lavorato per Bellinzona, Chiasso, Sion e ora Yverdon.
Ha pure messo su una bella famiglia e ha un figlio.
Da qualche giorno è membro di comitato della Swiss Football League.
Certo che la vita è strana, vero Marco Degennaro?
“Direi proprio di sì. È stata tutta una casualità. Lavoravo in Italia per una ditta che faceva revisioni e giocavo a calcio con gli amici, ma il pallone era la mia più grande passione. In ditta organizzavo tornei e manifestazioni legate al calcio”.
E un giorno le dissero di andare in Ticino.
“Sì, sarei dovuto restare a Bellinzona pochi giorni per verificare i bilanci della società granata. Conoscevo il gruppo Ghiotti e mi chiesero di effettuare questa revisione. Mi trovai subito bene con la società e l’ambiente e mi domandarono di restare. Da lì la mia vita cambiò”.
Tanti anni dopo è un dirigente del calcio svizzero: complimenti!
“Grazie. Da una parte c’è l’orgoglio per il cammino che ho percorso, dall’altra devo riconoscere che senza un pizzico di fortuna non ce l’avrei mai fatta. Il momento più importante è stato senza dubbio la promozione con il Bellinzona in Super League, grazie anche a un grande allenatore come Petkovic e un bell’ambiente in società. Quei risultati ci hanno fatto conoscere anche al resto della Svizzera”.
Quando la scelta di candidarsi per la Swiss Football League?
"È nato anche qui tutto un po' per caso. Qualche settimana fa eravamo tutti a vedere Young Boys-Villareal e con i club romandi e il Lugano abbiamo pensato che forse era arrivato il momento giusto di chiedere tre posti in seno al comitato. Si è così scelto per Servette, Yverdon e ovviamente Lugano. Alla fine è andata bene".
Tanti anni in Ticino, poi Sion e ora la Challenge League con l’Yverdon. Dietro tutto ciò c’è anche una capacità di adattamento, no?
“Beh, diciamo che nella vita bisogna cercare di farsi accettare in qualsiasi ambiente. Il Ticino mi accolse a braccia aperte e fu anche facile per via della lingua. Però anche in Vallese e ora a Yverdon sono sempre stato trattato benissimo. Il francese? Quando arrivai in Svizzera non sapevo una parola e adesso, anche se Constantin dice che non lo parlo bene (ride, ndr), posso interagire con chiunque”.
Constantin non le manca un po’?
“A dire la verità quando chiuderemo questa telefonata entrerò nel suo ufficio qui a Martigny. Ci vediamo ancora spesso, parliamo del Sion ma non solo. Il nostro è un rapporto di amicizia che va al di là del calcio”.
Come si vede il Ticino da fuori?
“Devo dire che in questi ultimi anni qualcosa è cambiato, mi sembra che abbia un’immagine migliore di qualche anno fa. Se poi dovesse arrivare anche lo stadio a Lugano credo che sarebbe un passo importante. Spero con il tempo che anche Bellinzona e Chiasso possano tornare in Challenge League”.
Magari grazie anche alla revisione dei campionati?
“È uno degli obiettivi del nuovo comitato della Swiss Football League (SFL) di cui adesso faccio parte. Ci sono ormai squadre di Challenge League che sono pronte per la Super League e squadre di Prima Lega che meritano di trovare posto in Challenge. Mi sembra doveroso fare qualcosa per queste società”.
Altri obiettivi per il nuovo comitato della SFL?
“La sicurezza negli stadi, le infrastrutture e un occhio sempre presente sulla formazione, dalla quale non si può prescindere”.
Da italiano che lavora per il calcio svizzero, come ha vissuto la qualificazione della Svizzera ai danni dell’Italia?
“Mi ha fatto piacere constatare che nel mondo in cui opero si stiano realizzando grandi progressi. Credo che siano risultati decisamente meritati, assolutamente non frutto del caso. Se la Svizzera partecipa praticamente a tutte le grandi manifestazioni è perché dietro c’è un grande lavoro anche nella formazione. Cosa che probabilmente non succede nello stesso modo in Italia, che nonostante la tradizione, la passione e il grande bacino, conosce dei problemi”.
Detto di Bellinzona e Chiasso, del Lugano cosa pensa?
“Ammetto che i risultati che sta facendo Croci-Torti un po’ mi sorprendono. Sarei ipocrita se dicessi che mi aspettavo un tale successo da parte sua. La società ha fatto una scelta molto forte e coraggiosa che sta pagando e di questo sono molto felice. Nel ruolo che aveva prima era sempre stato molto bravo a gestire il gruppo, ora ha dimostrato di essere anche in grado di preparare bene le partite. Gli faccio tanti complimenti. Così come alla società, che ormai da anni è lì nelle zone alte del nostro calcio. Non è assolutamente scontato”.
(nella foto, Marco Degennaro a sin., con Christian Constantin)