CALCIO
Il canyon di Ginevra
Racconti di una domenica ginevrina, di una squadra in difficoltà e di una città incurante
Pubblicato il 23.11.2021 10:21
by Giorgio Genetelli
A Pleinpalais, in questa domenica ginevrina affollata di gente e con lo stratus che incombe, saluto come sempre la Creatura di Frankenstein, così simile a me e così solo ai bordi della folla. Più in là, vicino al marasma di circhi e mercatini, anch’esso deserto, c’è quel cratere di cemento. Il Servette giocherà tra qualche ora contro il Grasshopper e sta andando male in classifica, non vince da sette partite e nelle ultime cinque ha sempre perso con l’identico risultato: 1-2. Come qualcuno che scala una parete, che nello stesso punto scivola indietro sul far della sera e dovrà rimandare a domani un nuovo tentativo. Una parete liscia come quella del canyon di Pleinspalais.
È un canyon anche lo Stade de Genève, incassato sotto la strada, tanto gigantesco che i cinquemila spettatori sembrano alpinisti sperduti sul punto di rotolare in fondo. La disaffezione è palpabile, Ginevra preferisce l’altezzosità quasi francese al rotolarsi nel fango del fondoclassifica, lo vedi dall’eleganza delle sue splendide donne. La squadra granata percepisce nettamente questo crollo emotivo, ma è generosa e si batte, forse disperata, sì, in un match che porta in campo 44 titoli svizzeri, e 17 sono suoi, paleolitici però.
I soliti due gol li subisce, ma stavolta trova misteriose risorse per farne tre e trascinare nella gioia nervosa anche gli alpinisti sugli spalti. E d’improvviso rivince e sale due scalini della parete di classifica.
Fuori dallo stadio saluto il Tritapalle mentre sta inghiottendo cavallette con uno sferragliare gioioso, prendo il tram, scendo a Pleinpalais e vedo che ai bordi del canyon ci sono alpinisti granata sfiancati dall’ascesa ma finalmente riemersi. Anche la creatura sembra più serena.