IL LUGANOLOGO
Lugano, l'atout in più si chiama "portieri"
Con Schlegel e il ritorno di Zurkirchen, Pelletier può stare tranquillo
Pubblicato il 27.01.2021 16:54
by Doriano Baserga
E venne finalmente anche il giorno di Lugano-Berna. Ai giocatori del Berna non sarà sembrato vero di poter incrociare nuovamente i bastoni con gli avversari.
Ha ragione Inti Pestoni quando dice che ora non importa se dovranno giocare ogni tre giorni, dopo tre quarantene meglio giocare il più possibile. E tutto sommato, alla prima dopo il Covid, i bernesi non hanno sfigurato contro un Lugano che lentamente sta forse ritrovando la giusta via. 
Ad ergersi protagonista della serata ancora il portiere. Stavolta non Sandro Zurkirchen, bensì Niklas Schlegel (nella foto Putzu), che proprio un anno fa fu ripudiato dagli orsi. Ora la fredda vendetta  con tanto di Shutout: il quinto stagionale.
Intrattabile e motivato al massimo Schlegel ha confermato che nell’hockey di oggi un portiere non sarà forse più "il" titolare, ma "un" titolare. Avere due portieri di buon livello e alternarli è sicuramente la soluzione migliore per un allenatore. 
I riflessi, l’energia fisica e mentale che deve avere un portiere per essere sempre al top a distanza di poche ore da un incontro all’altro fanno sì che l’alternanza può essere una carta in più da giocare.
Quest’anno causa la brutta commozione celebrale di Zurkirchen, che lo ha tenuto lontano dal ghiaccio per ben tre mesi, non ha permesso a Pelletier di procedere in questo senso.
E’ vero che il Lugano dispone di Davide Fadani e Thibault Fatton, due giovani promesse che potrebbero essere i titolari del futuro, ma evidentemente lo staff tecnico non ha ritenuto opportuno bruciarli. Qualcosa di interessante lo hanno dimostrato entrambi ma per il momento il Lugano, almeno in questo ruolo, è ampiamente coperto.