Calcio
Inzaghi sì, Allegri no
I nerazzurri conquistano la Coppa Italia e salvano la loro stagione
Pubblicato il 12.05.2022 06:55
di Angelo Lungo
Quella tra Inter e Juve non è una semplice rivalità. È una contrapposizione ideologica: due visioni, due stili, un'idiosincrasia totale. Sono due sistemi esistenziali inconciliabili.
Madama è organica, è conforme. Vive di regole. Predilige l'ordine, lo ricerca e lo impone. La sua aspirazione è la continuità. Incede con ambizione e vuole dominare, non tollera concorrenti. Ritiene il suo potere legittimo. Lega i suoi adepti in maniera verticistica. Li incita al rispetto e all'osservanza. Predilige la conservazione e un'ossequiosa osservanza del suo pensiero.
La Beneamata è anarchica e volubile. Sprigiona istinti incontrollabili. Si immerge nel caos e tenta di domarlo. Il suo cammino è incerto. L'interismo è amore viscerale, la passione che travolge. I tifosi prorompono, non accettano l'autorità. Sono restii alle spiegazioni e ai ragionamenti. C'è solo la squadra e i suoi colori. Dirigenti, allenatori e giocatori sono tutti contestabili. Hanno una sola certezza: quando l'Inter gioca tutto è possibile.
Juve-Inter è stata la partita dei due allenatori, il verdetto era scritto: il vincente avrebbe salvato la stagione, per il perdente sarebbe stato il fallimento.
Inzaghi, all'Inter, ha l'occasione della vita. Viaggia lungo il crinale che decide una carriera. I due trofei conquistati lo mettono al riparo da ribaltoni, anche se non centrerà l'obiettivo prestigioso: lo scudetto. I nerazzurri hanno un solido impianto tattico, ma recitano sempre il medesimo canovaccio. Non sanno gestire la confusione, anzi la subiscono.
Allegri ha deluso. È stato richiamato con forza dalla proprietà. Tutti concordi che era la scelta da fare. La rosa è competitiva, la Juve ha speso, pesantemente, sul mercato. Eppure i risultati sono scadenti. Manca il gioco. L'allenatore appare isterico, una nevrosi continua. È forte di un contratto faraonico e lungo. L'impressione è che sia fuori dal tempo. Il corto muso è superato, è uno schema obsoleto. La prossima stagione non può sbagliare. Dalle parti di Torino annate senza titoli non sono tollerate.
Il calcio italiano non è di livello, ma i tifosi non mancano, sono ritornati ad affluire copiosamente gli spalti. E per ora questo può bastare, peccato.