CALCIO
Povera Italia, il futuro preoccupa
Un'altra lezione, stavolta dalla Germania: Mancini affronta il cambio generazionale
Pubblicato il 15.06.2022 08:37
di Silvano Pulga
Finalmente, la stagione calcistica, per i tifosi della vicina Penisola, si è chiusa. Traumatica, in ogni caso, la chiusura della fase estiva di Nations League: era dal 1957 che gli Azzurri non incassavano più di 4 gol (un 6-1 dalla Jugoslavia in Coppa Internazionale), e dal 1939 non perdevano con un risultato così netto contro i tedeschi (un'amichevole a Berlino, 26 novembre di quell'anno, terminata 5-2). E non è certo il record di Gnonto (da ieri il più giovane marcatore della Nazionale maggiore: il primato apparteneva, da ben 63 anni, più esattamente dal 9 novembre 1958, a Bruno Nicolè, attaccante della Juventus negli anni '50/'60) che possa essere di consolazione. Tra l'altro le 2 reti della Nazionale italiana sono state segnate dopo il 5-0 tedesco, e con la Mannschaft ormai con i remi in barca: non proprio una consolazione per una squadra che Roberto Mancini ha riempito di esordienti.
Tuttavia, a preoccupare i tifosi della vicina Penisola è il futuro. Giusto fare prove ed esperimenti, ci mancherebbe. Ma la sensazione è che manchi un disegno preciso, tenuto anche conto che bisognerà aspettare sino al 2023 (qualificazioni europee) per vedere delle partite vere. Sicuramente, una Nazionale con Luiz Felipe, Scalvini e Caprari difficilmente dovrà vedersela contro avversarie magari quotate quando i punti conteranno davvero. Però, incassare 5 gol da rivali storiche come la Germania non è mai piacevole, anche con tutti i distinguo del caso. E ci si domanda, seriamente, se queste prestazioni, con questi attori, servano davvero a crescere.
La squadra di Mancini, ieri sera, ha retto sino a quando i ritmi sono stati abbastanza elevati, vale a dire all'inizio di entrambi i tempi. Tuttavia, quando si è iniziato a ragionare sulla tecnica individuale e sull'organizzazione tattica, il confronto (in analogia con quanto accaduto con l'Argentina) è apparso improponibile. Vero che ci sono diverse assenze pesanti (una su tutte Federico Chiesa); però, bisognerà cercare di trovare qualche certezza in più, a livello di uomini e di schemi. Il materiale umano è quello che è, e non si può chiedere più di tanto: siamo d'accordo. Ma è un dato di fatto che prestazioni di questo genere abbattono l'ambiente il quale, mai come ora, avrebbe bisogno invece di certezze per ripartire.
Può essere Mancini l'uomo giusto? Nonostante tutto, secondo noi, sì. Non bisogna dimenticare che quando il tecnico di Jesi prese in mano gli Azzurri si veniva da una sconfitta (quella con la Svezia, nelle qualificazioni mondiali) che era stata vissuta come drammatica oltre confine. Il selezionatore ha saputo riportare entusiasmo e bel gioco, arrivando addirittura sul tetto d'Europa. Poi, da quel momento, il vento è cambiato. Tuttavia, al netto delle prestazioni (che non furono certamente esaltanti: la Svizzera è ai mondiali con merito), è un dato di fatto che i due rigori sbagliati contro i rossocrociati (che pure erano stati superati agevolmente a Roma in occasione degli Europei dell'estate scorsa) abbiano pesato non poco nell'economia del girone di qualificazione mondiale, e abbiano lasciato pesanti strascichi psicologici in un gruppo che, comunque, era alla vigilia di un cambio generazionale. 
Sicuramente, adesso, servono però umiltà e programmazione. Tanti nuovi giocatori convocati per la Nations League sono stati probabilmente un segnale che si voleva dare un po' a tutti, e lo si può interpretare in tanti modi (scarsità di elementi validi, disaffezione da parte di alcuni giocatori importanti, volontà di rinnovamento a tutti i costi o, al contrario, dimostrazione che non sempre innovare in profondità dia frutti positivi e subito). I risultati sono stati contraddittori (buone la prima partita con la Germania, quella con l'Ungheria in testa al girone e con l'Inghilterra, ma catastrofiche le sfide dove gli avversari hanno giocato con stimoli differenti); e questa situazione non manda in ferie tranquilli gli appassionati di oltre confine, già rassegnati a una stagione singolare, con inizio a Ferragosto e sosta invernale per vedere, ancora una volta, giocare gli altri. Non male, insomma: poteva anche piovere, del resto.