LA SCIMITARRA
Il messaggio del Pres e l'insoddisfazione dei tifosi HCL
Renzetti mai banale: cosa si pretendeva invece dal derby?
Pubblicato il 27.12.2020 12:21
by Mauro Antonini
LA SCIMITARRA
L’apprendista Andrea Pirlo
Maestro e direttore d’orchestra con tanto di onorificenze e medaglie quand’era calciatore; apprendista stregone nella sua nuova veste di allenatore. Andrea Pirlo, che non ha mai guidato una squadra (e già qui ci sarebbe da ridire) non se la passa troppo bene: dopo 13 partite, e 13 formazioni diverse, sta perdendo alla grande la sfida a distanza con Maurizio Sarri che lo scorso anno, con lo stesso numero di gare disputate, aveva 11 punti in più rispetto a quelli ottenuti sinora dall’ex campione del mondo. Legittimato da Cristiano Ronaldo e dallo spogliatoio, che da Sarri non hanno mai avuto sconti, Pirlo si ritrova fra le mani una patata bollente, perché un inizio di campionato così scadente la Juventus non lo registrava dall’era Allegri (2015/2016) e perché non esiste uno straccio di progetto tattico. E anche la stampa, che aveva esultato dopo la caduta del reprobo Sarri, comincia a porsi qualche domanda: non è che anche il Maestro faccia parte del gruppo dei parvenu o dei raccomandati di cui si parlava settimana scorsa? Il dubbio esiste ed è piuttosto inquietante.
Il messaggio del presidentissimo
Angelo Renzetti non ha mai nascosto di essere un amante del bel gioco. E se qualche anno fa puntò su Zeman, ci sarà pur stato un motivo. Ora: dal 2015 ad oggi il presidente del Lugano ha dovuto fare di necessità virtù, mettendo alla guida della sua squadra tecnici dei quali non aveva una smisurata fiducia, fatta eccezione per Zeman (appunto) e in parte Tramezzani. I vari Manzo, Tami, Abascal e Celestini non lo hanno mai veramente convinto. Fin quando arrivavano i risultati, ancorchè accompagnati da un gioco sparagnino e tutt’altro che piacevole da vedersi, se li teneva stretti. Poi, quando le cose si mettevano male, li ha mollati o costretti ad andarsene. Logica aziendale. In questo discorso potrebbe rientrare anche Maurizio Jacobacci, per il quale Renzetti ha sinora esternato stima ed apprezzamenti. Sì, perché l’intervista rilasciata dal numero 1 luganese a Fuorigioco sono chiare e non lasciano dubbi: “Questo Lugano ha un rosa importante ma non ha un piano B”. Che tradotto significa: si può giocare anche in un altro modo per ottenere i risultati e il tecnico deve perciò battere nuove strade. Come dire: il presidente vorrebbe una squadra più “dominante” e meno attendista. Legittimo. Cosa ne penserà, a proposito il Mister?
HCL, ma cosa si pretendeva?
Abbiamo letto ed ascoltato di un derby brutto e improbabile, di una partita senza emozioni e di protagonisti sottotono. Forse c’è un fondo di verità in tutto questo. Non ci garba, tuttavia, l’atteggiamento che hanno tenuto i tifosi bianconeri sui social e nei commenti da bar nei confronti della loro squadra: “Abbiamo vinto, sì, ma giocando malissimo…” sentenziavano. Non vogliamo essere i difensori d’ufficio del Lugano, tuttavia ci permettiamo di dissentire. Che sia stato un derby brutto ci può stare, che l’Ambrì avrebbe anche meritato qualcosa in più non è affatto fuori luogo, okay: ma cosa pretendevano i tifosi HCL dai loro beniamini, reduci da una quarantena logorante e fastidiosa? Che dessero spettacolo e facessero polpette degli avversari? Ingrati e impazienti. Da questo Lugano, per ora, non si può pretendere di più. Eppoi: come si può criticare una squadra che ha vinto tutti e cinque i derby della stagione in corso (amichevoli comprese)?
La sconfitta del buon senso
Buon senso, ci ricorda il vocabolario Treccani, è “la capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche”. Proprio il buon senso è totalmente mancato ai dirigenti della Lega Pro italiana che settimana scorsa hanno costretto la Casertana, compagine di Serie C, a giocare una partita di campionato contro la Viterbese nonostante 14 calciatori fossero finiti in quarantena e solo 9 arruolabili (un paio dei quali febbricitanti!). Ovvio che i campani siano stati gravemente penalizzati e la partita, ci mancherebbe, falsata (0-3 per i laziali). Un esempio clamoroso di come il sistema calcio non sappia adeguarsi alla nuova realtà perché frenato da cavilli procedurali e istituzionali. Quella partita non andava giocata! Ma la Lega Pro non la pensava così:lo spettacolo deve continuare, ad ogni costo: Vergogna.