FUORI ORARIO
Papà Carlo Pinter
Ricordo di un allenatore che i bellinzonesi portano ancora nel cuore
Pubblicato il 06.06.2024 07:12
di Enrico Lafranchi
Una vita sportiva intensa, Pinter era diventato il ‘papà’ di tutti i bellinzonesi. “Non potrà essere dimenticato tanto presto – scriveva Aldo Sartori su L’Eco dello Sport di dicembre 1980 – perché Carlo è stato personaggio e primattore degli ultimi cinquant’anni della vita cittadina e della sua storia sportiva. Un nome che i veri amici avranno sempre nel cuore”.
Pinter lo abbiamo conosciuto da allenatore del Bellinzona di Otto Scerri. Ma lo ricordiamo anche, molti anni prima, in arrivo da Neuchâtel, al capezzale di una squadra in lotta per non essere retrocessa dalla divisione nazionale A. Tornato alla guida dei granata all’epoca del presidentissimo, eravamo alla fine degli anni Sessanta, Renzo Bionda e compagni nonostante fossero stati dati favoriti si fecero ‘scippare’ al Wankdorf la coppa dal San Gallo allenato da Albert Sing. Con Pinter in panchina c’era Soldini, ci furono discussioni a non finire. Michele Fazioli nel libro Forza granata! aveva tracciato questo simpatico ritratto di ‘papà Carlo’: “Pinter è ormai un bellinzonese completo, il suo nome è indissolubile da quello dell’ACB”. Parliamo di un calcio dove c’erano ancora dei sentimenti. Un giovane Giuseppe Buffi dalle colonne de Il Dovere commentò: “Non fa niente ragazzi, in fondo per mezza città avevate già vinto prima di scendere in campo”.
Anche dopo essersi ritirato dal calcio Carlo Pinter ha continuato a seguire le partite del Comunale, prima dalla tribuna poi, quando sopraggiunsero problemi di salute, dalla buvette antistante il campo da gioco (gli veniva riservato un tavolino dove sulla sua agenda annotava appunti tecnici…). In Svizzera era arrivato, ventenne, da Bratislava. Dapprima sulle rive del Lago Maggiore (“Per me è tutto nuovo, soprattutto l’ambiente e la lingua. Ma che gente fantastica questi locarnesi!)” giocando per il Locarno fino al 1936, poi con il Cantonal e il Bellinzona (1942-47). Era tornato (una prima volta) nella capitale ticinese da allenatore dopo essersi diplomato a Macolin. Sui suoi trascorsi nel mondo del calcio, attraverso Svizzera, Francia, Malta e la Danimarca, ha pubblicato un libro dedicato al figlio Ladislao. In “Ricordi e consigli” (questo il titolo della pubblicazione edita da Arti Grafiche A. Salvioni) dichiarava di essere felice del suo ultimo (e definitivo) ritorno all’ombra dei tre castelli: “Il continuo girovagare per il mondo comincia a pesarmi sulle spalle, la nostalgia di casa si fa struggente. L’ACB mi chiama, Otto Scerri prima che si concluda la campagna acquisti mi dice di andare a cercare qualche giocatore in Scandinavia. Son tornato con Jörn Sörensen…”.
Sul suo soggiorno a Malta: “Appena sbarcato mi sembrava di essere giunto nel Paese delle favole, ero trattato come un principino…”.
La bella favola è continuata anche a Bellinzona. Ma purtroppo è durata poco. Carlo, socio onorario dell’ACB, ci ha lasciati a soli 70 anni.
(Carlo Pinter in un’immagine tratta da ‘Forza granata’, edizioni Casagrande, Bellinzona)