CALCIO
Il regista perfetto
Un fatto andato in scena sul campo di un paese addossato alla montagna
Pubblicato il 08.06.2021 09:33
by Giorgio Genetelli
Per dire che Preonzo non è il culo del mondo, bensì l’ombelico, ricorro alla memoria per ripescare un fatto andato in scena sul campo del club di quel paese addossato alla montagna, campo che ora è in fase di totale ricostruzione ma in quel giorno è ancora un po’ Campirasc, campaccio. Si gioca una partita amichevole tra due club professionistici, per festeggiare l’anniversario di quello che nel futuro l’ex-presidente del Lugano Renzetti considererà il club di paragone per le contingenti rimesse laterali sbagliate del Lugano.
Da una parte c’è una squadra forte e banale, per la quale non tifa nessuno, in bianco e nero; dall’altra una che ha il codice genetico di una forza che sfonderà i recinti della passione quasi dieci anni dopo e veste la maglia granata. In questa squadra, a dirigere il gioco, c’è un giovanotto alto e forte, di origini balcaniche, dai capelli scuri e i piedi illuminati dalla grazia. Io che sono un ragazzino, più o meno come adesso, lo osservo dal punto più alto della scarpata, dove i suoi movimenti felpati si vedono meglio. Non è veloce data l’altezza, ma arriva sempre per primo sulla palla che poi gira di qua e di là con l’affilatezza di una laguiole. Quando non ha il pallone tra i piedi, dirige con le braccia ogni movimento dei compagni e spesso lo fa anche quando sta per lanciare in avanti o appoggiare indietro. Non sbaglia una sola scelta, né personale né collettiva. La partita in sé non conta nulla, è una specie di preparazione a tutto ciò che verrà poi, per lui e per la squadra in cui gioca adesso in Campirasc. Non è più un virgulto, è un uomo fatto e si vede dal rispetto che incute negli avversari, che non provano nemmeno a contrastarlo direttamente, visto il rischio di far brutta figura, ma si limitano a chiudere le sue linee euclidee di passaggio, senza riuscirci.
Chissà quanto sarebbe bravo come allenatore, penso da in cima alla scarpata. A Preonzo non avevamo mai visto giocare in quel modo, e neanche a Lugano, credo.
Lo volete sapere il nome di quel giocatore? No, non è Granit Xhaka.
È Vladimir Petkovic.