CALCIO: IL BILANCIO DI PIER TAMI
"Una nazionale in crescita costante"
Pier Tami, responsabile della squadra elvetica, fa un bilancio dell'Europeo
Pubblicato il 14.07.2021 03:57
by Luca Sciarini
Sarà un Europeo, che oltre per la vittoria dell’Italia, verrà anche ricordato per la qualificazione ai quarti di finale della nazionale Svizzera. Un’impresa che non succedeva da 67 anni. Riuscita oltretutto dopo aver eliminato la Francia campione del mondo.
Con Pier Tami, responsabile delle squadre nazionale rossocrociate, partiamo dalla vittoria azzurra in finale ai rigori contro l’Inghilterra.
“Era da un po’ che vedevo l’Italia favorita, anche se nelle ultime partite gli azzurri mi sembravano meno brillanti rispetto all’inizio del torneo. Con gli inglesi sono comunque riusciti a disputare un ottimo secondo tempo, facendo sempre leva su una difesa forte che ha avuto in Bonucci e Chiellini i suoi protagonisti. Alla fine la squadra di Mancini ha vinto meritatamente”.
Qual è stato il segreto dell’Italia?
“Oggi per vincere si ha sempre bisogno del collettivo: ormai le individualità, pur forti che siano, non bastano più. La novità di questa Italia è stata la mentalità che Mancini le ha saputo infondere, permettendole di giocare un calcio moderno. Una cosa non proprio scontata, se si pensa che in Italia, a parte forse l’Atalanta, è difficile vedere un calcio così”.
A parte Chiesa, l’Italia non è sembrata avere un attacco di grande talento. Eppure ha vinto.
“È vero che gli attaccanti azzurri non hanno forse le qualità di un Benzema, tanto per citarne uno, ma sono giocatori universali, che aiutano tantissimo la squadra a pressare i difensori avversari, che così non possono mai giocare tranquilli. Il segreto dell’Italia può essere anche questo: i difensori che attaccano e segnano, com’è stato il caso con Bonucci e gli attaccanti che difendono. Oltretutto l`Italia è stata la squadra che ha corso di più in tutto il torneo, stava molto bene fisicamente”.
In finale si può dire che Mancini ha avuto nettamente la meglio su Southgate?
“Mancini non ha praticamente sbagliato nulla in tutto il torneo, attingendo tra l’altro a mani piene dalla sua panchina. Col senno di poi, Southgate mi ha un po’ sorpreso, puntando tutto il torneo su quei pochi elementi. E credo sia stato un peccato poiché gli inglesi avevano tanto talento nella loro rosa. Bisogna anche dire che l’Inghilterra è arrivata in finale anche grazie a un tabellone piuttosto agevole e perciò mi sento di dire che forse questa squadra non ha ancora fatto il salto di qualità tanto atteso”.
Anche la finale si è risolta ai rigori, che ormai diventano sempre più decisivi.
“I rigori sono una questione più emotiva che tecnica, anche grandi campioni come Baggio, Maradona o Platini li hanno sbagliati. Quando si va sul dischetto le gambe sono più pesanti, un po’ come quando cammini in montagna e ti rendi conto che sotto c’è un precipizio. La salita è sempre la stessa ma le gambe non vanno più come prima”.
Parliamo della Svizzera: c’è da essere orgogliosi, no?
“Siamo contenti del risultato ma ovviamente bisogna anche saper guardare al di là e in questo senso credo che abbiamo visto gruppo solido che all’inizio non era forse nelle migliori condizioni ma che poi è cresciuto con il passare del torneo. Avevamo tanti giocatori che non erano abituati a giocare i novanti minuti della partita e questo lo abbiamo un po’ pagato all’inizio. Quando però le partite sono state decisive, partendo già dalla sfida con la Turchia, la squadra non ha mai deluso”.
Qualcuno dice che le critiche dopo la sconfitta con l’Italia hanno fatto bene e hanno scosso l’ambiente.
“Le critiche dopo quella sconfitta erano meritate ma in quella partita l’Italia era troppo forte, soprattutto dal punto di vista fisico. Avevano corso molto più di noi, stavamo veramente molto bene fisicamente. Per noi c’era poco da fare. Questa squadra però non si è mai persa d’animo e questo credo che glielo si debba riconoscere. Le altre discussioni che sono sorte sui capelli e altre cose mi sembrano veramente futili”.
Con la Spagna siamo usciti soltanto ai rigori.
“Quando si vince ai rigori è bello ma quando si perde ci si resta male. L’unica cosa che mi spiace veramente è stata l’espulsione rimediata da Freuler, sicuramente affrettata e ingiusta. Nella finale Jorginho ha commesso un fallo forse da rosso ma l’arbitro prima di tirar fuori il cartellino ha aspettato un po’ di tempo. Così ha potuto riflettere e alla fine, direi giustamente, ha optato per il giallo”.
Con l’Italia giocheremo ancora a settembre.
“Non credo troveremo un’Italia rilassata come spera qualcuno. Sarà una partita subito decisiva: per i Mondiali si qualificano soltanto le prime del girone, mentre le seconde dovranno vincere due spareggi. Non sarà assolutamente facile andare in Qatar”.
Petkovic resterà alla guida della nazionale? Si sono sentite tante voci:
“Vlado e il suo staff hanno fatto un ottimo lavoro, la squadra ha un’idea di gioco e la sta portando avanti in maniera convincente. Le voci? Come dice lui, per fare le cose bisogna essere in due e finora di proposte concrete non ne sono arrivate. Se ci sarà qualcuno interessato in futuro vedremo, per il momento non possiamo dire altro, a parte che siamo molto contenti del lavoro che ha fatto finora con la nazionale”.
E del suo ruolo invece cosa mi dice? Cosa significa essere responsabile della nazionale a un Europeo di calcio?
“Ero più nervoso di quando allenavo. Ho vissute tutte le gare in maniera molto intensa e adesso ammetto di essere un po’ stanco. C’è una grande pressione anche a livello di mass-media, qualcosa di estremamente stimolante ma come detto anche stancante. Emozioni, tensioni e polemiche vengono moltiplicate per dieci ma alla fine l’esperienza è stata bellissima”.
(foto Crinari)